7h fa
Bitcoin torna sopra 80.000 dollari nonostante Fed più restrittiva e stop al disegno di legge crypto
Il disegno di legge sulle criptovalute negli Stati Uniti si è arenato e la Federal Reserve ha alzato i tassi, ma Bitcoin non ha proseguito la discesa che molti si attendevano. Nell'ultima settimana BTC è salito di circa il 4,9%, riportandosi sopra quota 80.000 dollari, con un recupero anche degli altri principali asset digitali.
Dopo la decisione della Fed, Bitcoin aveva ceduto brevemente fino a circa 75.400 dollari. Al 19 settembre, i dati di BiyaPay, piattaforma globale all-in-one per l'allocazione patrimoniale, indicavano un rimbalzo di Bitcoin verso 81.000 dollari, mentre Ethereum si avvicinava a 2.620 dollari. Su base settimanale, BTC ed ETH risultano in rialzo rispettivamente di circa il 4,9% e del 4,6%.
Il punto centrale non è solo il rimbalzo in sé, ma la sua qualità: si tratta di acquisti sul mercato spot o soprattutto di ricoperture di posizioni short e di aggiustamenti di portafoglio? Le notizie negative sembrano già incorporate nei prezzi e, una volta assorbite, non hanno innescato nuove vendite.
Sul fronte normativo, lo stop procedurale al disegno di legge ha ridotto sensibilmente la probabilità di avanzamenti nel breve periodo e ha riportato in primo piano l'incertezza per alcune piattaforme e progetti. Il mercato, però, era già passato in modalità prudente: nei giorni precedenti al voto le aspettative di approvazione entro l'anno erano state progressivamente ridimensionate, e parte del pessimismo era già riflessa nelle quotazioni. Per questo, dopo l'esito del voto Bitcoin è sceso, ma senza una gamba ribassista prolungata: i prezzi reagiscono soprattutto allo scarto tra risultato effettivo e aspettative già prezzate.
Una dinamica simile si è vista con la Fed. Il 16 settembre l'istituto ha votato all'unanimità (120) un rialzo dei tassi di 25 punti base. Nel comunicato ha indicato che l'attività economica statunitense continua a espandersi con solidità, i consumi restano resilienti, produttività e investimenti rimangono sostenuti, ma l'inflazione è ancora elevata. L'aumento è stato restrittivo, ma non oltre lo scenario principale scontato dal mercato. Inoltre, dopo la decisione non si è assistito a un'ulteriore accelerazione al rialzo dei rendimenti dei Treasury decennali e dei prezzi del petrolio, riducendo il rischio di un peggioramento immediato delle condizioni macro.
In questo movimento, la ricopertura degli short potrebbe aver pesato in modo significativo. Con Bitcoin oscillante attorno a 75.000 dollari, si erano accumulate posizioni ribassiste legate a tassi elevati, petrolio e incertezze legislative. Quando il prezzo non ha continuato a scendere dopo che tali fattori erano stati prezzati, parte degli operatori ha chiuso gli short. La chiusura genera acquisti "forzati" e può attivare stop-loss, alimentando un rialzo rapido e in parte passivo: appare potente, ma non equivale necessariamente a nuovi ingressi strutturali di capitale spot.
Anche le letture di mercato più recenti indicano che la risalita è stata sostenuta da un miglioramento dell'appetito per il rischio, dal calo del petrolio e dalle ricoperture, lasciando aperta la domanda sulla tenuta dell'eventuale breakout.
Un indicatore chiave resta il flusso sugli ETF spot. I movimenti di capitale sugli ETF spot su Bitcoin aiutano a capire se il rally è sostenuto da domanda reale. Secondo le statistiche, nella settimana conclusa il 18 settembre l'afflusso netto complessivo negli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti è stato di circa 6,2 milioni di dollari: un valore contenuto, ma in netto miglioramento rispetto al deflusso netto di circa 462,7 milioni della settimana precedente.
Nel dettaglio, il 18 settembre si è registrato un afflusso netto di circa 433 milioni di dollari, il maggiore flusso giornaliero dal 3 settembre. Fidelity (FBTC) ha attratto circa 310,7 milioni, mentre BlackRock (IBIT) circa 108,4 milioni. La lettura settimanale resta però meno lineare: martedì e mercoledì gli ETF hanno segnato deflussi rispettivamente di circa 450,3 milioni e 296 milioni, e l'afflusso dell'ultima seduta ha compensato in gran parte i vuoti precedenti. Al netto di IBIT e FBTC, gli altri ETF su Bitcoin hanno registrato complessivamente un deflusso di circa 194,4 milioni. Da inizio anno il saldo netto rimane intorno a 1,45 miliardi di dollari: segnali di interesse ci sono, ma l'orientamento d'acquisto istituzionale non appare ancora continuo e stabile.
Nella lettura del trend non conta solo la variazione giornaliera di Bitcoin, ma anche la reazione simultanea di dollaro, azioni USA e di Hong Kong e degli altri digital asset. BiyaPay si presenta come piattaforma globale all-in-one per asset digitali, azioni USA e di Hong Kong e conversioni in valuta fiat: una volta depositate criptovalute sul conto, vengono convertite istantaneamente in dollari USA o dollari di Hong Kong e trasferite ai rispettivi conti titoli. L'impostazione, nelle intenzioni, serve anche a leggere in modo più chiaro dove si sta muovendo il capitale.
In termini di segnali, se Bitcoin sale insieme a un dollaro più debole, a un aumento della propensione al rischio sull'equity USA e a flussi ETF in ingresso, il mercato potrebbe anticipare condizioni di liquidità migliori. Se invece Bitcoin sale ma gli ETF restano in deflusso, Ethereum non conferma e dollaro e rendimenti USA rimangono forti, l'ipotesi più probabile è una gamba guidata da short covering e da aggiustamenti di breve periodo.
Ethereum, per ora, non sta colmando del tutto il gap. È risalito verso 2.620 dollari, +4,6% circa in una settimana, ma i flussi sugli ETF appaiono più deboli rispetto a Bitcoin. Nella settimana chiusa il 18 settembre, gli ETF spot su Ethereum negli Stati Uniti hanno registrato un deflusso netto di circa 140 milioni di dollari, interrompendo quattro settimane consecutive di afflussi. Anche con un afflusso netto di circa 143,8 milioni nella sola seduta del 18 settembre, non è stato possibile compensare del tutto le uscite dei giorni precedenti. La divergenza tra BTC ed ETH suggerisce una selettività del mercato: preferenza per l'asset più liquido e con maggiore consenso, più che un acquisto generalizzato dell'intero comparto.
Sopra 80.000 dollari, cosa va verificato adesso? Il focus non è solo fin dove può arrivare Bitcoin, ma se il movimento riesce a superare i driver tecnici di liquidazioni e ricoperture. Primo: la capacità di mantenersi stabilmente sopra 80.000. Una tenuta accompagnata da aumento dei volumi spot migliorerebbe la qualità del rialzo; un'accelerazione con volumi in calo aumenterebbe il rischio di prese di profitto di breve. Secondo: la continuità dei flussi ETF. Un singolo giorno da 433 milioni segnala domanda, ma non basta a certificare un cambio di passo strutturale degli istituzionali. Terzo: l'evoluzione macro. Le proiezioni più recenti della Fed indicano una stima mediana del Personal Consumption Expenditures Price Index al 3,7% nel 2026 e un tasso mediano dei federal funds al 4,1% a fine anno: inflazione e tassi restano variabili cruciali per la valutazione degli asset rischiosi. Se dollaro e rendimenti USA tornassero a rafforzarsi, Bitcoin potrebbe subire di nuovo pressione da liquidità. Un consolidamento più solido sopra 80.000 richiederebbe un calo del petrolio, un alleggerimento delle preoccupazioni sui tassi e un miglioramento persistente dei flussi verso gli ETF.
In sintesi, il ritorno di Bitcoin sopra 80.000 dollari, con legge crypto bloccata e Fed più restrittiva, non nasce da un'improvvisa indifferenza verso le notizie negative, ma dal fatto che una parte di esse era già stata scontata prima di materializzarsi. Il rimbalzo sembra alimentato da più fattori: miglioramento del sentiment, petrolio in calo, short covering e rientro di flussi sugli ETF prima del weekend. È un segnale che la pressione di vendita non sta ampliandosi, ma non prova ancora la nascita di una nuova domanda di lungo periodo. Per questo 80.000 dollari è più un livello di osservazione chiave che una conferma definitiva di inversione. Le conferme da cercare restano nei flussi spot, nell'estensione degli afflussi ETF oltre pochi prodotti e nella capacità di Bitcoin di restare resiliente in un contesto di tassi elevati: il prezzo ha dato una prima risposta, fondi e macro devono ancora validarla.