Il CLARITY Act si ferma al Senato: si spostano i riflettori su SEC e CFTC per le regole crypto

Riepilogo di mercato AI
Il fallimento del Senato, con voto 49–50, nel portare avanti il CLARITY Act lascia irrisolta la legislazione statunitense sulla struttura del mercato crypto, prolungando l'incertezza delle politiche. L'attenzione si sposta sui regolatori: la SEC sta ampliando un quadro di esenzione per l'innovazione che consente il trading onchain di azioni statunitensi tokenizzate, mentre la CFTC ha segnalato un alleggerimento per i fornitori di software passivi e ha portato avanti un'attività regolamentare più ampia sul mercato crypto. Nel breve termine, la sensibilità dei prezzi è probabilmente legata all'interpretazione regolamentare, alle tempistiche e all'ambito di conformità.
Livello dell'impatto
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Il CLARITY Act non ha raggiunto la soglia dei 60 voti necessaria per procedere: martedì il Senato ha respinto l'avanzamento del testo con un voto 49-50. Sette senatori democratici hanno indicato che le trattative potrebbero riprendere, mentre il Congresso valuta se riaprire un tavolo bipartisan. Nel frattempo, SEC e CFTC stanno portando avanti iniziative regolamentari sul settore crypto, dalla negoziazione di azioni statunitensi tokenizzate all'esenzione per l'innovazione, fino a interventi più ampi sul mercato. Lo stop in Aula ha spostato l'attenzione dai negoziati parlamentari alle autorità federali. Il disegno di legge avrebbe dovuto ottenere 60 voti, ma ai "no" dei democratici si sono aggiunti quelli dei senatori repubblicani Susan Collins, Josh Hawley e Jerry Moran. In seguito, il senatore Thom Tillis ha modificato il proprio voto, mantenendo aperta la possibilità di una nuova votazione. Voto chiuso, canale negoziale ancora aperto La votazione è arrivata dopo oltre un anno di colloqui bipartisan a Capitol Hill. Secondo Crypto In America, poco prima del voto le discussioni sono proseguite nei locali sotterranei del Campidoglio. Un collaboratore democratico ha riferito che Tillis avrebbe sostenuto un rinvio della votazione per lasciare spazio a ulteriori trattative. Un membro dello staff del presidente della Senate Banking Committee, Tim Scott, avrebbe poi interrotto quei colloqui senza fornire spiegazioni. A quel punto, democratici e repubblicani hanno offerto versioni diverse sulle ragioni della rottura. La senatrice Cynthia Lummis, principale architetta del provvedimento, ha accusato i democratici di non essere seri sul fronte della tutela dei consumatori. I democratici coinvolti nei negoziati hanno invece lasciato aperta la porta a un nuovo confronto. I democratici: "non è finita" La senatrice Angela Alsobrooks ha dichiarato che, dopo il voto di martedì, il CLARITY Act non è "morto". Ha richiamato il dato di oltre 70 milioni di americani che interagiscono con il settore. Con lei si sono schierati i senatori Kirsten Gillibrand, Mark Warner, Cory Booker, Catherine Cortez Masto, Ruben Gallego e Raphael Warnock. Il gruppo ha definito l'esito una battuta d'arresto, non una conclusione. Tre fonti a conoscenza dei colloqui riferiscono che sono già partiti tentativi iniziali per riattivare il dialogo, mentre i legislatori valutano se entrambe le parti torneranno al tavolo. SEC e CFTC accelerano sulle regole Lo stallo legislativo ha amplificato l'attenzione sulle mosse dei regolatori. Kristin Smith, presidente del Solana Policy Institute, ha detto che il settore guarda ora alle autorità per indicazioni operative. Il presidente della SEC, Paul Atkins, ha collegato la nuova "esenzione per l'innovazione" dell'agenzia al fallimento del voto al Senato. Giovedì la SEC ha pubblicato la misura, aprendo un percorso che consente alle azioni statunitensi tokenizzate di essere scambiate onchain. La CFTC, a sua volta, ha emanato una posizione di "no-action" per i fornitori di software passivi. L'agenzia ha anche inviato alla Casa Bianca, per revisione, una proposta più ampia di regolamentazione dei mercati crypto. I dettagli del testo non sono stati resi pubblici. La mossa segue lo spostamento dell'attenzione, dopo il voto 49-50 di martedì, dai negoziati al Congresso all'azione dei regolatori federali.